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June 14

ROBERTO SAVIANO "LA BELLEZZA E L'INFERNO"

di ROBERTO SAVIANO
Anticipiamo parte dell'introduzione al nuovo libro di Roberto Saviano "La bellezza e l'inferno", già da martedì in libreria.
Scrivere, in questi anni, mi ha dato la possibilità di esistere e se qualcuno ha sperato che vivere in una situazione difficilissima potesse indurmi a nascondere le mie parole, ha sbagliato. Ho scritto in una decina di case diverse. Tutte piccolissime e buie. Le avrei volute più spaziose, luminose, ma nessuno me le fittava.

Non potevo girare per cercarle e nemmeno decidere da solo dove abitare. E se diventava noto che io stavo in quella via ero subito costretto a traslocare. E' la situazione di molti che vivono nelle mie condizioni. Ti presenti a vedere l'appartamento che con fatica i carabinieri hanno selezionato, ma appena il proprietario ti riconosce, la risposta è sempre la stessa: "La stimo moltissimo, dottore, ma ho già molti problemi. Capisce, qui la gente ha paura". Però accanto a questa paura, copertura vile per non voler essere ascritti a una parte - alla mia - , ci sono stati anche i gesti di molti che non conoscevo, che mi hanno offerto un rifugio, una stanza, amicizia, calore. E anche se spesso non ho potuto accettare le loro proposte, ho scritto pure in quei luoghi ospitali e colmi di affetto.

Molte delle pagine riunite in questo libro non le ho nemmeno scritte in una casa, ma in camere d'albergo. Buie, senza finestre da poter aprire, senza aria. All'estero è capitato anche che non vedessi nient'altro che quelle camere e il profilo della città dietro i vetri oscurati di una macchina blindata. Non si fidavano a lasciarmi uscire e spesso non si fidano nemmeno a lasciarmi nello stesso albergo per più di una notte. Più la criminalità e le mafie sembrano lontane, più ti trattano come qualcosa che potrebbe esplodergli sotto gli occhi. Con dei guanti che non sai se sono da cerimonia o da artificieri. E tu non capisci se sei più un pacchetto regalo o un pacco-bomba.
 

Più spesso ancora ho scritto in caserma. Nel ventre quasi vuoto e immobile di una grande, vecchia balena fatta per operare. Mentre fuori intuisci movimento, c'è il sole, è già estate. Sai che se potessi uscire, in due minuti passeresti davanti alla tua vecchia casa, la prima dove ti dissero "Finalmente te ne stai andando!", e in altri cinque saresti al mare. Ma non puoi farlo.

Però puoi scrivere. Devi e vuoi continuare. Il cinismo che contraddistingue molta parte degli addetti ai lavori lascia intravedere sempre una sorta di diffidenza per tutto quello che non ha uno scopo preciso. O il distacco di chi vuole solo fare un buon libro, limare le parole sino a ottenere uno stile bello e riconoscibile. E' questo ciò che deve fare uno scrittore? Questa è letteratura? Allora, per quanto mi riguarda, preferirei non scrivere.

Il bisogno di distruggere tutto ciò che possa essere desiderio e voglia: questo è il cinismo. E' l'armatura dei disperati che non sanno di esserlo. Che vedono tutto come una manovra furba per arricchirsi, la pretesa di cambiare come un'ingenuità da apprendisti stregoni e la scrittura che vuole arrivare a molti come una forma di impostura da piazzisti. Nulla può essere tolto a questi signori diffidenti e perennemente con il ghigno di chi sa già che tutto finirà male, perché non hanno più nulla per cui valga la pena di lottare. Ma nel privilegio delle loro vite disilluse e protette, non hanno idea di che cosa possa veramente voler dire scrivere.

Scrivere è il contrario di tutto questo. E' riuscire a iscrivere una parola nel mondo, passarla a qualcuno come un biglietto con un'informazione clandestina, uno di quelli che devi leggere, mandare a memoria e poi distruggere: appallottolandolo, mischiandolo con la tua saliva, facendolo macerare nel tuo stomaco. Scrivere è fare resistenza.

La mia vicenda di questi anni mi ha permesso di incontrare molte persone che non potrò mai dimenticare. Mi ha dato la possibilità di trovarmi con Enzo Biagi, di capire che quell'uomo anziano aveva ancora tanta voglia di interrogarsi e di capire il mondo.

E poi Miriam Makeba, la grande "Mama Africa", la voce che cantava la libertà di un continente e invece è morta a Castel Volturno, dopo un concerto per ricordare sei fratelli uccisi dalla camorra e per esprimere la sua vicinanza a me, che non aveva mai incontrato, bersaglio di un nemico di cui lei non conosceva nemmeno il nome.

Nello stadio del Barcellona ero scortato dai Mossos, i corpi speciali della polizia catalana che volevano portarmi a vedere la partita circondato da un cubo di vetro antiproiettile e che poi, mossi a compassione, mi hanno risparmiato quel nuovo tipo grottesco di prigione. Lì ho incontrato Lionel Messi, l'attaccante argentino del Barça, che è riuscito a rifare, identico, il gol più bello di Diego Armando Maradona. Faccia da bimbo che non dice nulla delle sofferenze che ha patito, delle cure dolorose che gli hanno permesso di crescere e divenire il più grande giocatore dei nostri giorni.

A volte però mi trovo a guardare indietro. E allora so a chi questo libro non è destinato. Non va a tutte quelle persone con cui sono cresciuto, che si sono accontentate di galleggiare, di tirare a campare in giorni tutti uguali. Non va ai rassegnati, fermi a scambiarsi le fidanzate, scegliendo tra chi è rimasto spaiato come le scarpe dentro scatole impolverate. A chi crede che per diventare adulti bisogna caricarsi in groppa i fallimenti di un altro, piuttosto che rilanciarsi insieme in una sfida. Io non scrivo mandando lettere verso un passato che non posso né voglio più raggiungere. Perché se guardo indietro so che rischio di finire come la moglie di Lot, trasformata in statua di sale mentre guardava la distruzione delle città di Sodoma e Gomorra. E' questo quel che fa il dolore quando non ha nessuno sbocco: ti pietrifica. Come se i tuoi pianti, a contatto col tuo rancore, si rapprendessero in tanti cristalli divenendo una trappola mortale. Allora, quando mi guardo indietro, l'unica cosa in cui mi riconosco sono le mie parole.

Questo libro va a chi ha reso possibile che Gomorra divenisse un testo pericoloso per certi poteri che hanno bisogno di silenzio e ombra. A chi ha assimilato le sue parole, a chi si è ritrovato nelle piazze per leggerne delle pagine, testimoniando che la mia vicenda e le mie parole erano diventate di tutti. Senza di loro non ce l'avrei fatta a continuare a esistere pensando a un futuro. Sapendo che la mia vita blindata era comunque una vita. Senza i miei lettori non avrei mai avuto le prime pagine dei giornali, le telecamere in prima serata. Devo a loro se ho compreso l'importanza del confronto con i media. Quando dietro non ci sono il vuoto, la trama di finzioni che non fanno altro che distrarre e consolare, ma ci sono la voglia e il desiderio di tanti di sapere e di cambiare, perché non possono essere usati tutti i mezzi di comunicazione possibili per unificare le forze? Perché averne tanto sospetto o paura?

Paura. In tutte le interviste, in tutti i Paesi dove il mio libro è stato pubblicato, mi chiedono sempre se io non abbia paura che mi possano ammazzare. "No" rispondo subito, e lì mi fermo. Poi mi capita di pensare che chissà quanti non mi crederanno. Invece è così. Perché la peggiore delle mie paure, quella che mi assilla di continuo, è che riescano a diffamarmi, a distruggere la mia credibilità, a infangare ciò per cui mi sono speso e ho pagato. Lo hanno fatto con chiunque abbia raccontato e denunciato.

C'è una frase di Truman Capote, vera e terribile: "Si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle non accolte". Se ho avuto un sogno, è stato quello di dimostrare che la parola letteraria può ancora avere il potere di cambiare la realtà. La mia "preghiera", grazie ai miei lettori, è stata esaudita, ma sono anche divenuto altro da quel che avevo immaginato. E questo è stato difficile da accettare, finché non ho capito che nessuno sceglie il suo destino. Però può sempre scegliere la maniera in cui starci dentro. E per quanto mi riesca, voglio provare a fare il mio lavoro nel migliore dei modi, senza sconti e semplificazioni, perché è questo ciò che sento di dovere a tutti coloro che mi hanno sostenuto.

Il titolo di questo libro vuole ricordare che da un lato esistono la libertà e la bellezza necessarie per chi scrive e per chi vive, dall'altro esiste la loro negazione: l'inferno che sembra continuamente prevalere. Ad Albert Camus appartiene una piccola frase apparentemente senza peso. Per me, invece, ne ha molto perché mi ricorda quanto Giovanni Falcone diceva a proposito della mafia e del suo essere un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani delimitato da un inizio e da una fine. Ecco allora quel che scrisse Camus: "L'inferno ha un tempo solo, la vita un giorno ricomincia".

E' quello che credo, spero, voglio e desidero anch'io.

© 2004-2009 by Roberto Saviano
Published by arrangement with Roberto Santachiara
Agenzia Letteraria
© 2009 Arnoldo Mondadori Editore S. p. A., Milano.


(9 giugno 2009)
June 10

PROLOGO A "L'ULTIMO UOMO SULLA TERRA"

"L'utimo uomo sulla terra", ispirato al romanzo 1984 di G. Orwell, chiuderà giovedì la rassegna organizzata dal collettivo teatrale "Gli Alchemici"

da Molfettalive

In chiusura di stagione il Collettivo porta in scena il frutto del laboratorio, uno spettacolo sotto alcuni aspetti ambizioso, in cui alla recitazione si incastrano danza, canto, cinema, per tentare di raccontare la società contemporanea, una società in cui tutto è permesso, solo se a permetterlo è il Granz (il Grande Fratello. la coscienza popolare influenzata e creata dai mass-media), una società in cui scompare il politico e politico diviene semplicemente il "pensare" di poter cambiare lo stato delle cose, poter cambiare lo status quo.

Una riflessione sulla società della globalizzazione, del villaggio globale, che non è altro che l'altra faccia della società della solitudine, in quanto molto spesso le relazioni sociali non sono dirette, ma solo indirette, mediate da internet ed i suoi vari network, una società in cui le relazioni sociali sono solo virtuali, la società del consumo sfrenato in cui l'amore potrebbe essere l'unico vero atto rivoluzionario.

Con lo spettacolo "L'utimo uomo sulla terra", ispirato al romanzo 1984 di G. Orwell, il collettivo teatrale "Gli Alchemici" chiude giovedì la stagione teatrale 2008-2009, una stagione con risultati ottimi, essendo stata la prima stagione organizzata dal collettivo, stagione in cui sono stati ospitati spettacoli di Michele Sinisi, Mariaelena Germinario, Lea Barletti, Corrrado La Grasta, Compagnia del Mulino, ed organizzati seminari e workshop con l'attore Salvatore Marci, la psicologa Ketty Dell'Aquia. la danzatrice Lisa Masellis.

Alle 19,00 è previsto l'incontro degli autori e degli organizzatori con la stampa ed il pubblico presso LA NS Libreria "Il Ghigno" in via G. Salepico 47.

June 07

Cinzia Tani ha presentato a Molfetta il suo nuovo libro, "Lo stupore del mondo" Tra Federico II e lezioni di civiltà

07 giugno 2009

Tra Federico II e lezioni di civiltà

Cinzia Tani ha presentato a Molfetta il suo nuovo libro, "Lo stupore del mondo"

di Pasquale Caputi

Un Medioevo luminoso e avanzato, ricco di fermenti culturali e di grandi uomini, lontano anni luce dall’immagine stereotipata di età buia, di luogo di regressione e oscurantismo. È il Medioevo raccontato da Cinzia Tani in “Stupore del mondo”, libro presentato venerdì alla libreria “Il Ghigno” di Molfetta.

La giornalista della Rai, intervistata da Domenico Mugnolo, docente di letteratura tedesca all’Università di Bari, ha posto l’attenzione su uno dei protagonisti di quel periodo, Federico II di Svevia. L’uomo che, a cavallo di XII e XIII secolo, ebbe un impatto talmente dirompente sul mondo che lo circondava da essere denominato “Stupor mundi” (stupore del mondo, da cui il titolo dell’opera).

La Tani, autrice e conduttrice di numerosi programmi radiofonici e televisivi, si è innamorata per caso del fulvo re di Sicilia. Era impegnata nella realizzazione di un libro sugli “anni ruggenti”, il periodo immediatamente successivo alla conclusione della prima guerra mondiale, quando la Mondadori le chiese di scrivere un romanzo storico. “Fu allora che mi apparve, come in un sogno, Federico II”, afferma la Tani.

La giornalista inizia a girare per tutta la Puglia, visita i luoghi su cui il “Puer Apuliae” (altro suo soprannome) ha lasciato marcatamente la sua impronta. Ne rimane affascinata. Federico II “era bello, il primo dei cavalieri, il più forte – prosegue la Tani – adorava vestirsi bene e lavarsi con accuratezza, ha messo in atto fantastiche leggi contro lo stupro e la prostituzione, ha fondato l’Università di Napoli e la scuola medica di Salerno, ha favorito la tolleranza religiosa, scrivendo anche un trattato sulla falconeria”.

Certo è una figura anche complessa e problematica, afferma Mugnolo: “è un’immagine luminosa nella tradizione italiana, che va verso la modernità piuttosto che verso la conservazione – sono le parole dello storico – ma dal libro emerge pure il profilo dell’uomo che punisce spietatamente gli Arabi”. Un romanzo che non è l’apoteosi dell’imperatore, secondo l’intervistatore, ma la descrizione fedele del personaggio storico.

E fedele dice di esserlo per davvero alla storia, Cinzia Tani, tranne che per qualche passaggio, in cui il fascino del romanzesco prevale sul dato storico. D’altronde è un romanzo, spiega la giornalista. Un romanzo storico, ma sempre un romanzo.

Attorno alla figura di Federico II, “protagonista immobile del romanzo”, secondo le parole di Mugnolo, si svolge l’intera storia. Una storia costruita a coppie, di fratelli e di bambini. Pietro e Matteo, gemelli diversi, l’uno deforme e intelligente, solitario a ambizioso, l’altro bello e arrendevole. In comune un sogno: diventare cavalieri. L’altra coppia è costituita da Rachid e Flora, due ragazzini di religione, cultura e tradizione diverse.

Coppie di opposti insomma. Sintesi delle diversità, linee parallele che convergono. Una lezione di civiltà e una storia di tolleranza. Sullo sfondo Federico II e il Medioevo. Stupor mundi, più che età del buio.

 

May 29

CINZIA TANI AUTRICE CONDUTRICE RAI, GIORNALISTA RAI VENERDI' 5 GIUGNO ORE 19,00 PRESENTA "LO STUPORE DEL MONDO"

   

VENERDI’ 05 GIUGNO

ORE 19,30

Galleria Patrioti Molfettesi

Antistante Libreria

 CINZIA TANI

giornalista e scrittrice, autrice e condutTRICE RAI_

 

      CON LA SUA NUOVA OPERA LETTERARIA

 “LO STUPORE DEL MONDO”

 

   CONVERSERA’ CON

   IL PROF. DOMENICO MUGNOLO

        Docente Facolta’ di Lingue Universita’ di Bari

 

                   

Un potente romanzo medievale. L’intreccio di passioni e gelosie, di vendette e amori sconfinati si snoda durante il periodo di vita di un immenso sovrano: Federico II di Svevia. Federico viene raccontato soprattutto attraverso le emozioni che suscita nei personaggi. Personalità affascinante e poliedrica, fautore della libertà di pensiero e di uno stato laico contrapposto all’egemonia del papato romano

 

DEGUSTAZIONE VINO CASTEL DEL MONTE

A CURA ENOTECA DEL VIALE

 MOLFETTA
 
 


 
May 24

a grande richiesta il raccontastorie sergio guastini

14 maggio

SERGIO GUASTINI MARTEDI' 26 MAGGIO ORE 19,00 LABORATORIO D'ASCOLTO

 
 
                                         
SERGIO GUASTINI     
MARTEDI' 26 MAGGIO  
 ORE 19,00  
 
                               
    Animatore con i suoi consigli e sconsigli
   di lettura  per bambini dai 5 ai 10 anni
 
 
LABORATORIO D'ASCOLTO
 
  
 
Guastini_gRaccontastorieSergioL 
 
 
 
C'è chi alla favola raccontata prima di andare a dormire, non vuole proprio rinunciare, anzi. C'è chi si adopera perché questa sana abitudine venga recuperata, a costo di andar di porta in porta a raccontar fiabe. Ed é proprio questo quello che fa, da qualche anno, Sergio Guastini, 57 anni . È sua l'iniziativa di raccontare storie, anche,direttamente a domicilio, dando vita ad un laboratorio d'ascolto che coinvolge bambini di età compresa tra i 5 e i 10 anni.
 
 
 
    SONO APERTE LE PRENOTAZIONI FINO AD
    ESAURIMENTO POSTI
 
 
 
SERGIO ATTENDE TUTTI I PIU' PICCOLI PER UN VIAGGIO NEL MONDO DI FANTASILANDIA ....
PRONTI PER TOGLIERE LE ANCORE........
PRONTI PER SALPARE ? TOGLIETE LE ANCORE.......
May 11

TRA ARTE, IMMAGINE E MEMORIA

                                                               http://ilghignolibreria.spaces.live.com

  VENERDI

15 MAGGIO

     Ore 19,45

 

TRA ARTE,IMMAGINE E MEMORIA

        

           

  PERCORSO ARTISTICO

             DI 

 TONIA COPERTINO

 

                           

 

  Il bianco-luce sostituisce la tela, perchè è da quelle carte di riso filamentose, vegetali, tectures, già segnate dal disegno della natura…..      

                               

      interviene

  MIRELLA CASAMASSIMA

 CRITICO D’ARTE                  

   Dal 30 maggio al 18 giugno presso la Mediateca di Matera  

  mostra storica di  Tonia Copertino" BORDER'S PINTURE"

presentata da Vincenzo Malfa , direttore Artistico della Mediateca-Matera-
info artemediatecamatera.it

May 05

TUTTESTORIE CON GABRIELE FERRARI

TUTTESTORIE CON GABRIELE FERRARI

27 aprile

GABRIELE FERRARI 06 MAGGIO 2009 ORE 20,15

MERCOLEDI' 06 MAGGIO 2009 ORE 20,15

Gabriele  Ferrari

 "Tuttestorie" 

Incontro di narrazione e di lettura rivolti ai bambini della Scuola dell'Infanzia

e della Scuola Primaria.   Durante gli incontri si raccontano o si leggono storie antiche,

storie che hanno viaggiato a lungo, trasportate dal tempo e dalle onde dei mari. 

Racconti del Mediterraneo e di terre lontane, miti dell'antichità

ed episodi dell'Odissea  o delle Mille e una notte, ma anche storie più recenti. Storie di viaggi fantastici, verso luoghi misteriosi come è misterioso ogni racconto

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

 

 

Nato a Busto Arsizio (Varese) nel 1957, dal 1976 al 1979 svolge l’attività di animatore culturale per il Comune di Torino, conducendo laboratori con bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie. Successivamente, dal 1979 al 1985, lavora al Centro di Documentazione per l'Animazione diretto dal prof. Gian Renzo Morteo (docente di Storia del Teatro all’Università di Torino), con cui collabora alla realizzazione di iniziative e manifestazioni dedicate al teatro ragazzi.

Consulente artistico dell'Assessorato al Sistema Educativo del Comune di Torino (Centro Studi Teatro Ragazzi "Gian Renzo Morteo") fino alla stagione 1998/99, ha curato la progettazione e l’organizzazione delle attività teatrali rivolte alle scuole: "Scuole & Teatro", rassegna annuale di spettacoli e laboratori indirizzati alle scuole dell’infanzia, elementari e medie e "Teatrointre. A teatro con mamma e papà"  rassegna di spettacoli serali per le famiglie.

E’ stato Consigliere di Amministrazione del “Teatro del Buratto” di Milano, una delle compagnie storiche del teatro ragazzi in Italia, Teatro Stabile d’Innovazione per Ragazzi e Giovani, riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Dipartimento dello Spettacolo.

Dal 1995 al 1998 è Direttore Artistico del “Teatro del Buratto”, responsabile dei progetti di allestimento degli spettacoli e delle stagioni teatrali del Teatro Verdi  e del Teatro delle Erbe di Milano.  Ha curato la Direzione Artistica di “Segnali ‘98”, festival internazionale di teatro ragazzi e giovani, svoltosi a Pavia nel maggio 1998.

Da molti anni è impegnato in una intensa attività di formazione rivolta a insegnanti, educatori e operatori culturali.  Conduce laboratori e corsi di formazione dedicati all’invenzione di fiabe e racconti, alle tecniche della comunicazione orale e al rapporto fra oralità e scrittura.

Ha insegnato Storia del Teatro presso il biennio sperimentale della Scuola di Composizione Coreografica (promossa da Conseil International de la Danse - Unesco) a Torino.  Dal 1994 al 1997 ha insegnato Scrittura Drammaturgica nel corso “Teatro di Animazione”, alla Civica Scuola di Animazione Pedagogica di Milano.

Conduce il “Laboratorio di Scrittura Drammaturgica” alla Scuola per Giovani Burattinai di Bari (diretta da Paolo Comentale) negli anni 2000-2001-2002  e alla Scuola di Teatro delle Guarattelle di Napoli (diretta da Bruno Leone) nel 2001 e 2002.

Dal 2005/06 collabora con la Facoltà di Scienze della Formazione (Università degli Studi di Milano - Bicocca) dove conduce laboratori didattici rivolti agli studenti e agli insegnanti “tutor”.

 

*  *  *  *  *

Enti per i quali ha svolto attività formative:

- Università degli Studi di Milano Bicocca - Facoltà di Scienze della Formazione - Milano

- Università delle Isole Baleari - Scienze dell’Educazione - Palma di Maiorca (Spagna)

- Provveditorato agli Studi di Verona

- Direzione Didattica - Caselle Torinese (Torino)

- Direzione Didattica 1° Circolo - Seregno (Milano)

- Direzione Didattica Varese 7 - Varese

- Istituto Comprensivo - Merate (Lecco)

- Direzione Didattica 1° Circolo - Vigevano (Pavia)

- Direzione Didattica - Arco (Trento)

- Istituto Comprensivo “Marco Polo” - Lucrezia di Cartoceto (Pesaro-Urbino)

- Direzione Didattica 5° Circolo - Sassari

- Comune di Torino - Divisione Servizi Educativi

- Comune di Moncalieri (Torino) - Settore Istruzione

- Comune di Milano - Settore Servizi Educativi

- Comune di Milano - Civica Scuola di Animazione Pedagogica

- Comune di Pavia - Settore Istruzione

- Comune di Voghera (Pavia) - Assessorato alla Cultura

- Comune di Vigevano (Pavia) - Teatro Comunale 

- Provincia di Como - Settore Cultura

- Comune di Pescara - Assessorato Pubblica Istruzione

- Comune di Battipaglia (Salerno) - Istituzione “Magna Graecia”

- Comune di Cosenza - Laboratorio per la Città dei Ragazzi

- Azienda Ospedaliera “Ospedale di Circolo” - Busto Arsizio (Varese)

- Biblioteca Civica di Beinasco (Torino)

- Biblioteca Civica di Carmagnola (Torino)

- Biblioteca Civica di Caselle Torinese (Torino)

- Biblioteca Civica “Cesare Gasti” di Settimo Torinese (Torino)

- Biblioteca Civica di Montanaro (Torino)

- Biblioteca Civica di Nichelino (Torino)

May 03

PAOLO COMMENTALE CON "MI CHIAMO GUASTAGGIUSTA"

LA SANITA' MALATA Viaggio nella Puglia di Vendola

VENERDI' 8 MAGGIO

ORE 19,00

 

LA SANITA' MALATA
Viaggio nella Puglia di Vendola

Esperienze e spunti di riflessione sulla Sanità pugliese al tempo della “Rivoluzione gentile” del presidente Nichi Vendola. Un medico diventato direttore generale di una ASL e un manager venuto dal Nord raccontano la loro esperienza, denunciano, segnalano, suggeriscono, propongono. Ne viene fuori uno spaccato impietoso e un’analisi coraggiosa dei mali che affliggono la Sanità del Mezzogiorno: dall’ingerenza della politica ai trasformismi manageriali, dal clientelismo alle speculazioni della casta dei medici, dalle pressioni dell’industria sanitaria e farmaceutica alle strumentalizzazioni delle associazioni di volontariato..

I proventi della vendita del libro saranno devoluti all’associazione di volontariato “Progetti per la Radioterapia di Brindisi”, che tra l’altro fornisce visite domiciliari ai malati non autosufficienti.

                                CONVERSERA’ CON

                   DOTT.SSA ANNALISA ALTOMARE

DIRETTORE SANITARIO OSPEDALE DON TONINO BELLO MOLFETTA ASL BA

                        DOTT DOMENICO RUGGIERO

DIRETTORE U.O. MEDICINA INTERNA OSPEDALE DON TONINO BELLO MOLFETTA ASL BA


Maurizio Portaluri è medico ospedaliero, dirige il reparto di radioterapia dell’ospedale “Perrino” di Brindisi ed è stato per due anni Direttore generale della ASL di Andria-Barletta-Trani e dell’Istituto Tumori di Bari, incarico da cui si è dimesso nel dicembre 2007. Impegnato con Medicina Democratica nei movimenti per la tutela della salute

 

PAOLO COMENTALE CON "MI CHIAMO GUASTAGGIUSTA"

PAOLO COMENTALE CON "MI CHIAMO GUASTAGGIUSTA"

C\O LA SCUOLA "Giulio Cozzoli" 1 Cd Molfetta
Scuola elementare (primaria)
Via Berlinguer  Riservato agli alunni della scuola


 

Questa è la storia di un bambino goloso di ferro e cemento che sconfigge mangiando, i piccoli grandi mostri della sua città. Ambientato nella città di Bari, Guastaggiusta si imbatte nel mostro di cemento di Punta Perotti, nel Drago Fibronit, tra le impalcature del Petruzzelli, ma anche nelle corsie di un Ospedale per bambini pensato dai grandi per i grandi, in una scuola che ospita bambini in carrozzella che fanno fatica a raggiungere l'uscita per via delle troppe scale.

Paolo Comentale è autore e interprete di spettacoli teatrali. E’ direttore artistico del teatro Casa di Pulcinella di Bari. Recuperando criticamente la tradizione teatrale burattinesca, la compagnia diretta da Paolo Comentale, realizza spettacoli validi sia per un pubblico adulto che per quello infantile. Alternando l’animazione tradizionale in baracca alla presenza dell’attore accanto all’oggetto animato, il Granteatrino “Casa di Pulcinella” ha definito uno stile preciso ed essenziale, riconosciuto sia in Italia che all’estero

April 27

PINOCCHIA prologo al teatro

PInOcChIa - Compagnia del Mulino il 4 e 5 aprile 2009 presso il Piccolo Teatro Eugenio D'Attoma a Bari - La locandinaLa Compagnia del Mulino è lieta di presentare nei giorni sabato 2 Maggio, presso la ns libreria xome prologo  allo spettacolo della
rassegna il tetaro degli alchemici alle ore 21,00 c\o il teatro San Filippo Neri.
Lo spettacolo nasce dalla penna geniale di Stefano Benni, che, ispirandosi liberamente alla nota favola di Collodi, tratta il tema della bugia attraverso una critica divertente e pungente ai nostri tempi.
La globalizzazione, il mondo virtuale, i modelli televisivi: l'era della tecnologia anzichè avvicinare l'uomo lo inabissa nella solitudine più profonda fino al punto di annientare il mondo fantastico di ognuno, oltre che quello reale.
Questa scoppiettante opera teatrale è un viaggio tra le paure di un Geppetto deluso e frustrato dalla vita vera che trova rifugio in quella virtuale e l'esuberanza di Pinocchia che, nata proprio in quel mondo virtuale cui il suo "babbino" anela, è invece ansiosa di conoscere quello reale.
Avviene così che due emarginati della società ritrovino infine nella menzogna la loro comune natura originaria e la protezione da una società rapace e cinica.
"La bugia non è violenza ma normal sopravvivenza, la bugia è VERITÀ.....a cui manca la metà!"

Blog


    June 22

    PROSSIMI APPUNTAMENTI

     
    IL CONTO DELLE MINNE 7 LUGLIO 2009 Ore 19,30
    Ogni anno, il cinque di febbraio, nonna Agata vuole accanto a sé la nipote Agatina per insegnarle i segreti della preparazione dei dolci in onore della santa di cui entrambe portano il nome. Mentre impastano le cassatelle a forma di seno, le minne, la nonna racconta il martirio della Santuzza, cui il crudele console Quinziano, non sopportando di sentirsi respinto, fece tagliare le mammelle. La vicenda drammatica e spaventosa offre l' occasione per mettere in guardia la nipotina su una delle regole del mondo maschile: «... Devi sapere che gli uomini, se non ci provi piacere quando ti toccano, si sentono mezzi masculi, ma guai a te se ci provi piacere, perché allora ti collocano tra le buttane».
    Questo è solo uno dei tanti avvertimenti, proverbi, consigli che - insieme alla ricetta delle cassatelle - nonna Agata lascia in eredità alla nipote, ingredienti indispensabili a fare di lei una donna
     
     
    SEGUE A "CENA CON L'AUTRICE" C\O PALAZZO DE LUCA SONO APERTE LE PRENOTAZIONI
    June 19

    "I dolori della pace" GIOVEDI' 25 GIUGNO ORE 19,30

    Incontro con

    GIUSEPPE GOFFREDO,autore del libro

    "I dolori della pace"

    Presso la nostra libreria
    GIOVEDI' 25 GIUGNO - ore 19.30
    MOLFETTA (BA)
                        
       

           CONVERSERA' CON
      PROF. GUGLIELMO MINERVINI Assessore Regione Puglia alla cittadinanza attiva e alla trasparenza
    -Giuseppe Goffredo
    Giuseppe Goffredo poeta e scrittore è nato ad Alberobello in Puglia. Ha pubblicato le seguenti opere di poesia: Fra Muri e Sogni, "Nuovi Poeti Italiani” Torino, Einaudi, 1982; Paesaggi di Maggio, "Almanacco dello Specchio n. 13" Milano, Mondadori, 1989; Elegìe Empiriche Guerini e Associati, Milano, 1992; Elegie Empiriche ampliata e ripubblicata per dall'editore Argo di Lecce nel 1995; Alle Porte di Alessandria (poesie 1977-2000), ed. La Mongolfiera, 2003; Contrade Madri di Aprile ed. Lieto Colle, 2007.
    Per la narrativa ha pubblicato “Il Cielo Sopra Baghdad. Diario di un viaggio in Iraq”, ed. La Mongolfiera, 2003, nuova edizione Poiesis Editrice 2006. Per il teatro ha scritto, l’opera in versi: BaghdadBaghdad – Poiesis Editrice, 2006, rappresentata ai Cantieri teatrali Internazionali di Forli nel 2005, con la musiche del pianista Stefano Battaglia. Il romanzo “Con i fiori dei Mandorli in Faccia”, ed. Palomar, Bari, 2006.
    Per la saggistica ha pubblicato Cadmos Cerca Europa - il Sud fra il Mediterraneo e l'Europa, Bollati Boringhieri Editore, Torino, 2000; Transumar e organizzar. Il Sud e i legami culturali, ne “Federalismo e Mezzogiorno”, Franco Angeli editore; Scontro di civiltà o crisi di civiltà? in: Bandiere di pace (interventi di G. Chiesa, Carlo Gubitosa, Alex Zanotelli) Chimienti editore, 2003; I dolori della Pace. Crisi o scontro di civiltà nel Mediterrareo. Dal darwinismo politico al disarmo culturale, Poiesis Editrice, Alberobello, 2009.
    Ha curato: DA QUI. Piccola antologia della poesia e dei poeti mediterranei. Editore Argo, Lecce, 1993. Ha curato l’antologia “Poeti Circus – i nuovi poeti italiani intorno ai trent’anni” Poiesis Editrice, 2005.
    Ha pubblicato poesia sulle riviste e sui libri: Pace e Guerra; Poesia; Linea D’Ombra; Alfabeta; Lengua; Quaderni del Fondo Moravia, Nuovi Argomenti, Puglia in Versi, ed altre.
    Dal 1983 al 1993 ha ideato e diretto a Conversano Poesia Inchiostro rassegna della poesia e dell’arte fra i Paesi Mediterranei. Dal 1994 ha fondato e dirige i Seminari di Marzo dialoghi: Mezzogiorno-Mediterraneo-Europa, la rivista da Qui letteratura arte e società fra le Regioni e le Culture mediterranee, Poiesis Editrice. Ha fondato e dirige Poiesis Editrice
     
     
    recensioni da quindici online
     
    » I dolori della pace in un mondo in crisi di civiltà, confronto a Molfetta «

    Guglielmo Minervini ha presentato alla libreria “Il Ghigno” l’ultimo libro di Giuseppe Goffredo

    27/06/2009

    MOLFETTA - Una vita vissuta tra impegno civile, sociale e politico, una personalità poliedrica, dalla biografia interessante, che si è misurato tanto con la poesia che con la narrativa; uno dei protagonisti della riflessione sul pensiero mediterraneo e sulla necessità di affermare con forza l’identità mediterranea, consapevole delle proprie caratteristiche e differenze.
    Con queste parole, alla libreria “il Ghigno” è stato introdotto Giuseppe Goffredo, in questi giorni in tour per presentare il suo ultimo libro: “I dolori della pace. Scontro o crisi di civiltà nel Mediterraneo dal darwinismo geopolitico al disarmo culturale del passato”.
    Si tratta di un libro decisamente attuale, che tratta tematiche entrate ormai nelle abitazioni di tutti, ma che non vengono affrontate con la freddezza di un giornalista o di un saggista, ma con il coinvolgimento e la passione di un poeta.
    «E’ un saggio militante, appassionato, la scrittura è molto inquieta. E’ un testo scritto in prosa ma intinto di poesia, con tutta la forza visionaria che la poesia può avere», così Guglielmo Minervini, che ha vivacemente animato la discussione con l’autore, ha letto questo saggio. E lo stesso Minervini ne offre la chiave di lettura rintracciabile sin dal titolo “I dolori della pace”: il dolore è inteso come contrazione, come uno sforzo breve ma lacerante che partorirà qualcosa di inedito, è la tensione del passaggio da una civiltà della guerra ad una della pace, da una civiltà del dominio a una della convivenza e della convivialità.
    Il punto di svolta dal quale il libro parte è l’11 settembre, data in cui il mondo come lo conoscevamo, con i suoi equilibri, cambia, e viene percepito come un momento di rottura col passato non solo da politici e statisti, ma anche dalla gente comune, da tutti noi.
    Dall’11 settembre la guerra comincia a diventare un pensiero unico, dominante, non solo come guerra pratica, non solo come combattimento, ma come eliminazione dell’altro, della cultura dell’altro e del suo diritto ad esistere in quanto essere umano. La politica di Bush dopo il crollo delle torri gemelle ha seguito senza esitazioni o ripensamenti questa strada e per convincere non solo l’America, ma tutto il mondo, che l’altro fosse da eliminare ha effettuato due operazioni: in primo luogo quella di semplificare, indicando come causa di un problema un capro espiatorio e come soluzione l’eliminazione di quest’ultimo; in secondo luogo stereotipizzare, indicando l’altro non più come una persona ma come una categoria.
    Purtroppo queste operazioni, con un minimo di senso critico, sono rintracciabili anche all’interno dei nostri confini nazionali: e allora la mancanza di sicurezza nelle nostre città è dovuta alla presenza di extracomunitari che devono essere cacciati, extracomunitari, clandestini senza un volto, senza una storia, senza passione, senza sentimenti.
    La lotta alla guerra diventa pertanto una lotta contro l’assottigliamento delle coscienze che stiamo vivendo, la pace non è altro che una parte inesplorata della storia che possiamo vedere, se lo vogliamo, perché esistono strade alternative alla guerra. Bisognerebbe riconoscere l’altro come parte di noi stessi ed avere la consapevolezza di condividerne il destino.
    Secondo Guglielmo Minervini il libro lascia aperte tre questioni che possono farci vedere al futuro con maggiore ottimismo: in primo luogo l’insediamento di Obama alla Casa Bianca e il discorso rivoluzionario pronunciato il 4 giugno rappresentano un nuovo punto di partenza per la politica estera americana e non solo che fanno intravedere quella strada possibile alternativa alla guerra; la crisi che stiamo vivendo segna la nascita di un nuovo mondo nel quale bisognerà rifare la misura di tutto e nel quale, probabilmente, le cose materiali verranno finalmente subordinate alle persone; il Sud all’interno di questa crisi ha la possibilità di creare un nuovo futuro senza dover rincorrere il Nord, potrà essere padrone del suo destino.
    Sono queste le sfide che probabilmente ci aspettano e che Giovanni Goffredo propone di affrontare attraverso la poesia: «La sostanza del mondo e della nostra esistenza è poesia, la poesia è un modo per trovare noi stessi per intero, senza scissioni, in comunione con gli altri».
    Ilia Micelli
     
    Dal più profondo del cuore auguriamo ad ognuno di voi di trovare la propria strada e il senso della propria esistenza, di riuscire a cogliere il fiore che si nasconde in ogni più arido deserto, di avere sempre una lacrima da versare per chi sembra felice e un sorriso da donare a chi sembra non apprezzarlo, di scoprire ed amare tutte quelle piccolissime gioie che rendono speciale la vita, di saper sempre guardare il mondo con gli occhi puri di un bambino, di non avere mai troppa fretta per abbracciare i vostri cari e ricordargli quanto li amate, di non dimenticare mai che la più grande ricchezza è quella interiore, di sapervi amare e perdonare, di avere la forza di lottare per i vostri sogni certi che si possano avverare, di addormentarvi ogni sera pensando che se fosse l'ultima non avreste il rimpianto di non aver vissuto a pieno.... e, naturalmente, che ogni pagina del vostro libro sia sempre dolce e serena, come il vostro cuore!
     
    isa, donatella  & nicola


     

    April 08

    GIUSEPPE AYALA RECENSIONI

    » Mafia e storia di Falcone e Borsellino nel libro di Giuseppe Ayala «

    Il giudice del pool antimafia di Palermo ospite della libreria “Il Ghigno” di Molfetta intervistato dal giornalista Felice de Sanctis e dal magistrato Francesco Messina

    23/03/2009

    MOLFETTA - “Chi ha paura muore ogni giorno”, questo il titolo dell’ultimo libro del magistrato, Pubblico Ministero nel maxi-processo contro Cosa Nostra, già senatore e sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia per tre legislature Giuseppe Maria Ayala (da sinistra nella foto: la prof. Isa de Marco, Felice de Sanctis, Giuseppe Ayala e Francesco Messina).
    Il libro, presentato ieri sera alla libreria Il Ghigno, non parla solo di mafia, della sua struttura, della sua forza, del suo cambiamento, ma parla soprattutto di due persone che per combatterla hanno dato la vita: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
    «Io ho assolto al dovere della verità», ha detto il magistrato, stimolato dalle domande del Direttore di “Quindici”, Felice de Sanctis, giornalista della “Gazzetta del Mezzogiorno” e del magistrato Francesco Messina, «e ho dedicato il libro a chi dovevo. Volevo far conoscere queste due persone: due eroi, due simboli, ma la cui più grande forza era l’umanità. Molti giornalisti hanno definito il mio libro coraggioso. Non è un libro coraggioso, se lo fosse saremmo nei guai: raccontare la verità dovrebbe essere una cosa normale, non coraggiosa».
    Eppure il libro tratta una serie di tematiche a dir poco spinose di cui si parla apertamente ancora con reticenza, ma di cui siamo ormai tutti o quasi tutti al corrente: «La mafia è una parte organica del potere italiano sin dall’Unità d’Italia, è una lobby che fa pressioni sul potere politico per soddisfare i propri interessi, come potrebbero esserlo i sindacati, che fanno pressione per i diritti dei lavoratori, o la Chiesa cattolica. Il problema è che per il Parlamento la mafia esiste e va combattuta solo nel momento in cui ammazza, se sta buona, essa viene completamente ignorata. Il pool antimafia, di cui anch’io facevo parte, non è stato fermato dalla mafia, ma ben tre anni prima delle stragi che tolsero alla vita a Falcone e Borsellino, i magistrati erano stati messi in condizione di non nuocere».
    Dalle parole del magistrato non emerge un giudizio negativo solo sull’operato del Parlamento, considerato in modo trasversale, le critiche non risparmiano neanche il CSM, considerato una casta governata da clientelismi. Secondo lui la giustizia italiana funziona malissimo ma non è colpa dei magistrati, o per lo meno della stragrande maggior parte di loro, è colpa di una politica che non riforma la giustizia perché non vuole farlo: «In quindici anni, di cui sette governati dalla destra e sette dalla sinistra non si è fatto nulla, i magistrati sono da tutti tenuti a distanza e odiati e ogni accenno di riforma è vissuto come una lotta tra una casta e l’altra».
    Ma oltre a descrivere queste dinamiche a dir poco perverse che possono sembrarci lontane ma che in realtà governano la nostra vita, Ayala non viene meno al suo proposito, quello di far conoscere la personalità delle due persone simbolo della lotta alla mafia.
    E così il libro è pieno di episodi che raccontano la vita quotidiana di questi uomini, una vita vissuta continuamente sull’orlo del precipizio, ma dove prevaleva il ricorso continuo all’ironia per esorcizzare la paura. «Ridevamo spessissimo» ha detto il magistrato Ayala «pratica consueta era quella di fare il necrologio l’uno dell’altro. Una volta Falcone scrisse nel mio “sei finalmente riuscito a fare una cosa prima di me”».
    Il titolo del libro è emblematico “Chi ha paura muore ogni giorno”, beh, questo libro racconta la storia di due uomini morti una volta sola!
    Ilia Micelli 

     

     



    Hanno detto di questo articolo :

    24/03/2009 14.26 - Altamura Felice - da Molfetta - altamura.felice@hotmail.it

    Gli "eroi" non muoiono mai ma solo se sappiamo raccontarli.
    Grazie. Grazie dott.Ayala.
    21 marzo 2009

    Il pm che incastrò la mafia. Ayala a Molfetta

    Ha presentato a "Il Ghigno" "Chi ha paura muore ogni giorno", libro che racconta il rapporto di simbiosi, più che professionale, con Falcone e Borsellino

    di Pasquale Caputi

    Il tono di Ayala è pacato, con punte di indignazione. Rabbia. La voce suadente dell’apprezzato oratore ogni tanto è aggredita dal peso della memoria. Come quando il magistrato, ieri sera a “Il Ghigno” per presentare il suo libro “Chi ha paura muore ogni giorno”, definisce i mafiosi condannati all’ergastolo, “pezzi di merda”.

    Una frase forte, detta col cuore, più che con la mente, pronunciata da chi ha lottato per rinchiuderli in galera. I “pezzi di merda”, quelli che pensavano di farla franca.
    Giuseppe Ayala era amico fraterno di Falcone e Borsellino, giudici del pool antimafia uccisi nel 1992 a Capaci e in via D’Amelio. Nel maxiprocesso contro Cosa Nostra fu Pubblico Ministero, voce dell’accusa. Di quel terzetto è l’unico sopravvissuto. Successivamente entrò in politica, in un primo momento come deputato del Partito Repubblicano, poi come senatore diessino. Oggi è tornato alla magistratura.

    Le pagine del libro sprigionano umanità e sorrisi, tracciano il loro profilo meno noto. Li abbiamo sempre visti come eroi, tragici ma pur sempre eroi. Ayala ce li fa vedere come uomini. Nelle battute e nelle cene, nel lavoro e a casa.

    L’incontro, moderato da Felice de Sanctis, giornalista de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, è l’occasione per un’ampia riflessione sulla mafia, sulla connivenza con la politica. “Quando la mafia non ammazza – è una delle espressioni più efficaci dell’ex parlamentare – a Roma è come se non esistesse”. Storia, quella dei rapporti tra politica e associazione mafiosa, dell’alternanza di emergenze e silenzi, di momenti morti e morti veri. “Non esiste emergenza quando si parla di mafia – afferma Ayala – perché è un fenomeno vecchio dell’Italia, una struttura di potere organica sin dalla nascita dello Stato italiano”.

    E allora rassegnarsi? È impossibile che a dirlo sia proprio lui, che fieramente considera il maxiprocesso punto di svolta per piegare la mafia, limite oltre il quale non c’è più niente da scoprire. Eppure dalle sue parole traspare qualche rimpianto. La serena argomentazione lascia di tanto in tanto spazio all’accusa diretta. “Il pool antimafia è stato fermato dallo Stato, non dalla mafia”, dice riferendosi alle scelte del Consiglio Superiore della Magistratura.

    Su Csm e Anm (Associazione Nazionale Magistrati) Ayala è durissimo: “La magistratura italiana è perfetta, come la grappa. Bisogna solo eliminare il capo e la coda. Il capo sono Csm e Anm, governati da logiche spudoratamente clientelari; la coda sono quei pochi che hanno mania di protagonismo e di cui mi ritengo parte offesa”.

    Le asperità delle sue parole sono smussate quando si parla di Falcone e Borsellino. “Il libro che ho scritto racconta la loro ricchezza, che sta tutta nell’umanità. Vuole anche far sorridere. L’ho realizzato come operazione di verità, ma non di coraggio. Se siamo arrivati al punto che chi scrive di verità sia coraggioso, siamo messi molto male”. Di certo non siamo messi bene.

    Sollecitato dal giudice Francesco Messina, si sofferma sulle differenze tra l’omicidio di Falcone e quello di Borsellino. “Su Falcone ho le idee chiarissime: fu ucciso per motivi politici. Magari sarebbe successo comunque, ma morì in quel momento perché, se non fosse stato ucciso, Andreotti sarebbe diventato presidente della Repubblica. E la mafia non lo voleva. L’omicidio di Borsellino francamente non l’ho capito e mi ha colpito molto. Secondo il fratello (Salvatore, ndr) si tratta di un omicidio di Stato. Si pensi che, nonostante Borsellino frequentasse spessissimo la casa della madre, mai nessuno la presidiava. Inoltre, se per la morte di Falcone ci sono stati molti collaboratori di giustizia, per Borsellino no”.

    La sua conclusione, però, è diversa: “Non amo le dietrologie, forse quello di Borsellino fu un omicidio preventivo, come quello di Dalla Chiesa. Borsellino, come disse Scotti un po’ incautamente, sarebbe diventato presidente della Procura Nazionale Antimafia”. Non molto gradito a Cosa Nostra. Evidentemente.

    Chissà come sarebbero andate le cose se quei giorni nerissimi non avessero cambiato il corso della storia. Chissà. Meglio pensare al titolo, allora. Mai avere paura, sennò si muore ogni giorno.

    April 05

    DICONO DI NOI....

    05 aprile 2009

    Beppe Lopez: «vi racconto la rivoluzione che stava cambiando il mondo»

    Il giornalista e scrittore ha presentato al Ghigno il suo ultimo romanzo “La scordanza”.
     

    di Lorenzo Pisani

    Si dice che la Storia abbia corsi e ricorsi, ma a volte capita che venga interrotta. Bruscamente, brutalmente.
    E’ una cesura che sa di bombe e di attentati e di morti ammazzati. Morti celebri, che la Storia stavano provando a cambiarla.

    Altro aspetto ricorrente della Storia è la sua rimozione; corsi e ricorsi storici, appunto. E’ allora che emerge la “scordanza”, rimozione e malattia collettiva di un popolo che vuole dimenticare per (non) andare avanti.

    Prendiamo ciò che accadde dal ’68. Si innescò un percorso che avrebbe portato a nuovi assetti socio-politico-economici, di cui l’Italia era la culla. Un percorso naturale e tenderemmo a pensare, pertanto, ineluttabile. Ma altrettanto naturale che qualcuno si mettesse di traverso al cambiamento: «il PCI stava andando a centro, ma l’Unione Sovietica non l’avrebbe mai consentito, pena concedere analoghi spazi alla democrazia nel blocco del Patto di Varsavia: praticamente impossibile».

    Più facile uccidere Moro. Via Fani, via Gradoli e via Caetani misero la parola fine a un’epoca che vide il varo dello statuto dei lavoratori, del servizio sanitario nazionale, delle nazionalizzazioni; in cui il tasso di mobilità sociale era tra i più alti.
    Adesso quel tasso è tra i più bassi; per farla breve: il passaggio da uno status sociale ad uno superiore è impresa assai ardua. «E’ il risultato di quel percorso interrotto la crisi del sistema Italia. Tutto, dalla “casta”, al disamoramento verso la politica è riconducibile lì».

    A parlare è Beppe Lopez, giornalista fuori dagli schemi e scrittore alla stessa maniera, autore de “La scordanza” (Marsilio), romanzo sulla storia di Niudd’, il barese che divenne giornalista, emigrò nella Capitale, partecipò a quel movimento e poi tornò a casa. Deluso, sconfitto, addolorato.

    Il volume è stato presentato mercoledì al Ghigno, in un incontro moderato dal prof. Sabino Lafasciano, preside dell'ITGC Salvemini.

    Nel suo italo-pugliese, Lopez affronta l’obliterazione della memoria attraverso un percorso singolare-collettivo in cui le vicende del protagonista corrono parallele a quelle della società dell’epoca. Un viaggio fatto d’andate e ritorni, tra ironia e disincanto.

    Senza scordare che la scordanza fa spesso rima con mattanza.

    April 03

    INCONTRO GRAZIA MAURICI

     
     
     
       MARTEDI’

     7 APRILE

     ORE 19,00

     GRAZIA

    MAURICI

           DOCENTE DI

       LINGUA TEDESCA

            PRESENTA

     "LA MEMORIA 

       RITROVATA"                                        

                 

    Mio padre era una figura misteriosa per me, lontana dal mio mondo e dalla mia vita. Quando poco tempo prima di morire mi consegnò i suoi diari chiedendomi di correggerli e di stamparli, capii che mi stava offrendo una opportunità. Il paziente e lungo lavoro di revisione dei suoi scritti è diventato un dialogo con lui e con me stessa alla ricerca delle mie radici e di quel mondo antico che solo apparentemente non ci appartiene più. Le vivide descrizioni della sua vita in un piccolo paese della Sicilia all'inizio del '900, della guerra, dei campi di lavoro, della fuga e del rientro a casa sono entrate prepotentemente nella mia vita contribuendo a dare ad essa una luce diversa

     

     DIALOGHERA’ CON

         DOMENICO

         MUGNOLO

      PROF ORDINARIO DI LINGUA

       E LETTERATURA TEDESCA

        PRESSO L'UNIVERSITA' DI BARI

     
     
     
     
    10 aprile 2009

    Dalla sofferenza al riscatto, alla riconciliazione

    Presentato al Ghigno martedì "La memoria ritrovata", romanzo di Grazia Maurici.

    di Lucia G. Binetti

    Memoria e riconciliazione scandiscono il percorso che Grazia Maurici ha compiuto nella scrittura del suo libro intitolato “La memoria ritrovata”, presentato martedì nella libreria “Il Ghigno”.

    La memoria è quella recuperata grazie agli scritti lasciati dal padre dell'autrice del libro.

    Scritti che raccontano una vita difficile, segnata dalla seconda guerra mondiale, dalla vita stentata in un piccolo paesino siciliano, dalla deportazione in un campo di lavoro con l'accusa di antifascismo, da un amore perso e un altro ritrovato, sino alla malattia e alla morte.

    Ma questi stessi scritti diventano per Grazia Maurici la possibilità di un riscatto affettivo, di una riconciliazione, in cui ricucire la memoria della vita di suo padre come tributo d'amore ad una figura tanto importante nella vita di tutti noi quanto molto spesso controversa.

    Il padre è colui che sta lontano tutto il giorno, che torna la sera a casa per condividere quel poco che rimane di tempo e di vita con la sua famiglia. È questo il limitante stereotipo a cui la nostra cultura ci ha abituato.

    Se poi, come spesso accade, si aggiunge a questa costante assenza una insana quanto diffusa abitudine a congelare non tanto i sentimenti quanto la capacità di esprimerli, il risultato è quello di adulti, uomini e donne, che recheranno per sempre ferite affettive, di sguardi non dati, di carezze frenate da assurdi pudori. Ed è triste constatare come questa coazione si ripeta anche per le nuove generazioni.

    Le ferite poi si cicatrizzano, ma i segni nelle persone restano, a creare una corazza difficilmente scardinabile.

    In questo è il valore dell'operazione che Grazia Maurici ha fatto con se stessa e che con il suo libro dona agli altri: rischiarare con la dolcezza del ricordo e la sapienza della scrittura i turbamenti di una vita di donna che è diventata appassionata insegnante e ora scrittrice anche grazie a quei difficili percorsi interiori.

    Il libro è stato presentato da prof. Domenico Mugnolo, ordinario di Lingua e Letteratura tedesca e Isa de Marco, con il prezioso contributo della lettura di alcuni brani del libro da parte di Zaccaria Gallo.

     

     

    GRAZIA MAURICI E “LA MEMORIA RITROVATA”

     

    Ieri sera presso la libreria Il Ghigno è stato presentato il libro di Grazia Maurici “La memoria ritrovata”. «Non un romanzo, non un racconto, non un’autobiografia»: è così che Domenico Mugnolo, ordinario di letteratura tedesca presso l’Università di Bari, ha aperto la presentazione di un libro che raccoglie le memorie scritte dal padre dell’autrice, affidatele prima dell’epilogo di una malattia durata quindici anni e che diventano un mezzo estremo per dispiegare alla figlia una storia durata una vita intera, una storia nostra, del nostro paese, che un’educazione malata e la dura esperienza della guerra non hanno permesso di esprimere con la parola e con gesti d’affetto.

    Grazia Maurici insegna lingua tedesca nelle scuole superiori e ha presentato per la prima volta il suo libro ai propri alunni, che ne sono rimasti estasiati, smentendo la diffusa opinione che vuole i ragazzi di oggi incapaci di apprezzare il ricordo e la memoria storica, ed è così che si è decisa a pubblicarlo; un libro che ha avuto su di lei un effetto catartico e le ha permesso di restituire dignità alla figura del padre, che si era sempre espressa nei suoi silenzi e che ora recupera la parola nella scrittura, combattendo contro un’irreversibile perdita della memoria. L’attore e regista Zaccaria Gallo è intervenuto con la lettura di alcuni passi intrisi di significati, che hanno permesso di apprezzare la carica emotiva del testo, che racconta non una storia in cui bisogna necessariamente rispecchiarsi, piuttosto un modello di rapporti fra esseri umani con cui confrontarsi.

     

    Constance

     

     
    March 28

    1 APRILE ORE 19,30

     
         BEPPE LOPEZ " LA SCORDANZA"
     
                1 APRILE 0RE 19,30
     
              giornalista & scrittore
     
     
                    
    March 25

    2 APRILE 2009

     
       2 APRILE 2009 ORE 19,00
     
     
     
      CHIARA VALENTINI, GIORNALISTA
     
      DELL'ESPRESSO E DELLA REPUBBLICA

    27 MARZO ORE 19,00

     
      27 MARZO ORE 19,00 
     
      8 MARZO UNA STORIA LUNGA UN SECOLO
     
      
     
     
    March 18

    GIUSEPPE AYALA 20 MARZO 2009

                                                                          

                                                           

                                                http://ilghignolibreria.spaces.live.com

     

          VENERDI

        20 MARZO

        ORE 19,15

     GIUSEPPE

         AYALA

          PRESIDENTE

        DI CORTE D’APPELLO

                   PRESENTA

     “CHI HA PAURA MUORE

              OGNI GIORNO”

              Edizioni mondadori

     

     

        Sono passati quindici anni dalla terribile estate che, con i due attentati di Punta Raisi e di via d'Amelio, segnò forse il momento più drammatico della lotta contro la mafia in Sicilia. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino restano due simboli, non solo dell'antimafia, ma anche di uno Stato italiano che, grazie a loro, seppe ritrovare una serietà e un'onestà senza compromessi 

     

     

                 

                           CONVERSERA’ CON

      DOTT FRANCESCO MESSINA MAGISTRATO TRIBUNALE DI TRANI

     

     DOTT FELICE DE SANCTIS

    GIORNALISTA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO